Swakopmund


Swakopmund, cittadina con tratti tedeschi affacciata sull'oceano, case di bianco vestite con legno nero a vista. Abbiamo approfittato dei servizi che offre e per la seconda volta nella mia vita mi sono concesso un massaggio, non proprio wild ma perfetto per diventare zoppo. Non so se mi ha schiacciato un nervo del tallone o cos'altro ma zoppico vistosamente. Spesa per viveri, check completo alla macchina, serata a base di pesce su ristorante del molo, ultimi vizi per poi entrare nel vivo del viaggio e partiamo presto la mattina successiva con direzione cape cross, famosa per una colonia di foche. Sulla strada che costeggia l'oceano ci fermiamo per una colazione a base di caffè, biscotti e rumore del mare.

Capitolo a parte meriterebbe la colonia di foche. Quello che ti cattura da subito è l'odore, sembra di entrare in porcilaia, una di quelle veramente sporche però. Solitamente l'olfatto si abitua all'odore ma qua è diverso, persiste e aumenta. Comunque è un cinema vedere questi animali goffi e veramente simpatici, con le loro corse lentissime e le pose impossibili che assumono piegando il collo all'indietro. Ci sono molti cuccioli, con occhi grandi e curiosi, tutti molto vicini e a non più di due metri di distanza da noi, sono meno spaventati degli adulti che a differenza loro scappano. Emettono tutti versi strani, un misto tra un ragliare ed un grugnire, fanno morire dal ridere. Questa colonia fu avvistata per la prima volta da un navigatore portoghese che vi pose una croce e per questo il luogo ha preso il nome di cape cross. Partiamo di nuovo allontanandoci da questi simpaticissimi animali in direzione nord, verso la skeleton coast, cimitero di imbarcazioni e naufraghi, maledetti dalla sorte e costretti a sbarcare in queste lande desolate. Ci accoglie un cancello d'entrata al parco con ossa di balena e teschi di animali, molto pacchiano e dunque perfetto per un selfie. La benzina inizia a scarseggiare e siamo costretti a dirigerci nel punto più a nord, terrace bay, unico centro abitato con stazione di rifornimento. Le terre sono grigie e piatte, sulla sinistra l'oceano fa a pugni con la terra mentre il cielo è coperto da nuvole cariche di pioggia. Sulla strada troviamo un macchina con una ruota bucata, destino vuole che siano due coppie di piemontesi, ci fermiamo a prestare aiuto. Se ci fossimo dati un appuntamento non ci saremmo mai trovati in questa terra, qua il tempo scorre in maniera diversa, raggiungere terrace bay ci obbliga ad una tappa estenuante, infinita. Miraggi appaiono di continuo, vediamo laghi e fiumi che puntualmente si trasformano in ghiaia e sabbia, una volta questa era una miniera di diamanti, la "Toscanini Old Diamond Mine", i preziosi si trovavano a cielo aperto. Strano scherzo per quei naufraghi che potevano stringere per mano diamanti, per poi essere costretti a morire di stenti, la skeleton coast è proprio questo, uno scherzo feroce della natura. Sono le 16:30 quando arriviamo a terrace bay, ci aspettavamo le dune di sabbia affacciate sul deserto, in realtà c'è solo una stazione di benzina ed un gruppo di quattro case abitate da pochi uomini. Scendo per fare il pieno, entro per chiedere informazioni, esco e trovo la ruota destra posteriore totalmente sgonfia, rimango sorpreso perché un minuto prima era intera, controllo sempre la vettura prima di allontanarmi. Elena era in macchina e mi ha assicurato che nessuno si è avvicinato al mezzo anche se poco dopo due meccanici mi aiutano a cambiare la gomma e a riparare la foratura. Ripercorriamo la strada e quei 60 km che portano alla deviazione per Palmwag, che tanto lunghi ci sono sembrati all'andata scivolano via in un attimo, il tempo questa volta scorre più velocemente, pure la strada sembra più corta, viviamo un miraggio all'incontrario. Una zona strana questa, non ti vuole far raggiungere nessun punto e ti confonde con le sue onde e le sue sabbie, ma allo stesso tempo da qua puoi scappare facilmente, come lo stiamo facendo noi e come avrebbero potuto forse farlo quei naufraghi, se solo non avessero sfidato troppo il fato. L'entroterra ritorna ad essere più delicato ed incontriamo colei che non muore mai, la welwitschia mirabilis una pianta-fiore nata 1500 anni fa. Gli studiosi non hanno capito ancora bene come possa una pianta vivere in tali condizioni per così a lungo. Sembra che la parte superiore delle foglie riesca a raccogliere la poca umidità trasformandola in gocce, gocce che fa cadere successivamente attraverso la parte inferiore della foglia, bagnando così le radici. Un'altro dei tanti misteri della namibia.


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