Epupa


Quando si incomincia a parlare di quello che si mangia a casa e i pensieri convergono sul tuo cibo preferito, allora sei immerso completamente nel viaggio e ti trovi molto distante. Non sono passati molti giorni dalla partenza, ma quando vivi intere giornate nel nuovo e nel diverso, le lancette dell' orologio si bloccano, i minuti sono ore, i giorni settimane e la notte si riempie di sogni. La testa ha bisogno di molto tempo per rielaborare tutte le informazioni che scivolano addosso, mentre lo spazio si dilata e si comprime i punti diventano variabili e non più circoscritti dalla ripetizione di movimenti quotidiani, casa propria sembra lontana paragonabile ad un pensiero confuso, qualcosa di vacuo che potrebbe anche non essere mai esisto.

Così lontano dal tempo e dallo spazio che mi appartiene, superando le zebra mountain, arriviamo alle epupa falls. Una base militare presidia il confine con l'angola delimitato dal kunene, un fiume che si getta in gole profonde e ripidi canyon, acque molto pericolose queste, sia per la corrente e sopratutto per i numerosi coccodrilli del Nilo che vivono lungo tutto il corso. Ci accampiamo di fianco al fiume e alle sue ripide, circondati da palme altissime che si rivelano un ottimo riparo per le ore più calde, poco distante da noi le cascate prendono forma, il lavoro dell'acqua ha modellato la pietra con cerchi perfettamente levigati, ci sediamo all'interno di uno di questi tondi guardando il paesaggio, siamo immersi nel rumore dell'acqua che cade per metri sotto ai nostri piedi. La tristezza per gli Himba visti ad opuwo si è attenuata, le cose qua alle epupa sono differenti, un loro ragazzo ci ha accolto proponendosi come guida, ci porterà a vedere i coccodrilli ed il suo villaggio, mi ispira fiducia e ha la stessa mia età, coetanei di mondi così differenti, sento già che sarà qualcosa di emozionante.

Finiamo la giornata seduti sulle rocce a strapiombo, avvolti dal vapore che sale dal fiume e da un tramonto arancione, il rumore dell'acqua che si frantuma è fortissimo tanto da non riuscire a parlare, sostituiamo le parole stringendoci le mani che diventano così l'unico modo per avvertire la presenza dell'altro nel mezzo del rumore dell'acqua.


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