Etosha

Lasciamo le cascate con un cielo limpido e pulito, la pioggia intensa che ha invaso la notte di due sere fa è lontana. Una colazione leggera ci fornisce energia per un viaggio abbastanza lungo fino all'etosha, un parco enorme, pieno di animali. Entriamo dal Galton Gate, un accesso situato ad ovest del parco, un'entrata nuova costruita poco tempo fa da una fondazione americana. Il nostro programma prevede di fermarci all'interno del parco in un lodge, ma con sorpresa e non poca felicità ci comunicano che sono disponibili dei campsite dove poter dormire durante la notte. Le aree sono recintate ed è assolutamente vietato guidare dopo la che luce diurna cala, è vietato pure uscire dalla macchina e mettere piede a terra, sembra effettivamente di entrare in jurassic park, semplicemente spettacolare. Modalità bambino on e mi sento più giovane di venticinque anni, tutto quello che ho visto nei cartoni animati e nei documentari si può trovare dal vivo superato il cancello. Il paesaggio all'interno del parco è pressoché piatto, ci sono pozze d'acqua segnalate dove gli animali si abbeverano, portano nomi particolari ma impossibili da ricordare, le iniziamo a chiamare con i nostri nomi: toblerone, check point pizza, mozzarella, fagiolo ecc ecc. Le aspettative di vedere animali vanno di gran lunga oltre le nostre speranze, in questi quattro giorni all'interno del parco abbiamo avuto la fortuna di vedere circa centotrenta elefanti (più o meno 5), springbook come piovesse, erbivori con le corna in quantità infinita, le zebre facevano autostop e le giraffe si sono rivelate snob, appena ci vedevano si allontanavano. Non abbiamo visto leoni maschi ma in lontananza un ghepardo, inoltre abbiamo incontrato decine di diverse specie di uccelli compresi gli struzzi e le grignapole, una specie di tacchino- gallina-Minotauro grigio ma dalle dimensioni ridotte tipo palla da rugby.

Poi abbiamo visto lui, secondo di dimensione solamente all'elefante africano che con la sua mole tocca il cielo, il rinoceronte, ad essere precisi due specie differenti abbiamo avuto modo di incrociare, quello bianco e quello nero che si differenziano per la dimensione del corno posteriore. Quando stavamo percorrendo la alani road, il tratto più a sud del parco, dopo una curva stretta sul bordo della strada uno di questi bestioni stava ruminando in tranquillità, fermiamo la macchina a ridosso del suo fianco, il muso con le sue due corna era rivolto verso di noi e con qualche filo di erba che usciva dalla bocca piena masticava, distante appena due metri con il suo corpo gigantesco. È sorpreso pure lui di vederci e fa un passo indietro, rimane immobile e ci fissa, ingoia quello che aveva in bocca e rimane così per qualche istante. Ci si gela il sangue perché basterebbe una spinta e la nostra macchina si ritroverebbe sul fianco rovesciata, è semplicemente bellissimo, una corazza dolce con occhi rotondi, creatura delicata che si allontana facendo poco rumore. Abbiamo girato parecchio perlustrando ogni zona accessibile, i tramonti e le albe sono state tutte cariche di luce rossa e gialla, ma è già arrivato il tempo di ripartire, ci aspetta ora lo spitzkoppe, una specie di devil's Tower namibiana. Abbiamo deciso di tornare nel deserto, sentiamo di aver dimenticato qualcosa. Giornate intese e notti al buio con il rumore degli animali, chissà cosa si muove a pochi metri da noi potrebbe essere una zebra oppure un leone o magari un rinoceronte che ci protegge.


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