Spitzkoppe


Se il granito diventa rosso come la lava e se sopra di esso crescono delle piante strane che non hanno da bere e nemmeno terra dove mettere radici allora ti trovi allo spitzkoppe, alto come tutto ciò che riesce a toccare il cielo. Montagna dalla forma a cono dove il vertice si stringe e diventa parete inaccessibile, se non per gli scalatori più arditi e la flora più estrema. Nonostante ci siano poche decine di chilometri di distanza dall'oceano l'aria risulta secca e limpida, un piccolo mezzo cerchio tra il grande ed il piccolo spitzkoppe racchiude una specie di prateria dove dormiremo per due notti, protetti dalle pareti verticali di questo massiccio. Ovunque innumerevoli blocchi dalle forme più strane sono posati a terra, prendono le sembianze di volti umani, uno grandissimo è la testa di un elefante, altri invece sembrano uova con affianco pulcini appena nati. La notte cala in fretta e ci prepariamo cous cous e insalata di pomodori con cetrioli e cipolle, rende speciale la serata una piccola candela che con la sua luce illumina la nostra tavola. Mentre le ombre si allungano e il cielo si riempie di stelle, l'aria diventa di nuovo fresca, ne abbiamo bisogno dopo il caldo dell'etosha, cala pure il silenzio che non è inquietante come al Mirabib ma avvolgente come una coperta di lana. Un luogo accogliente che cela disegni fatti in epoche lontane, avremo modo di visitarli domani perché ora ci facciamo abbracciare dalla montagna chiudendo gli occhi e addormentandoci senza paure.


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